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Cadoneghe - Storia di Cadoneghe -
Il territorio di Cadoneghe, inserito nella centuriazione romana con il Brenta a sud quale confine, era soggetto alle alluvioni provocate dal fiume. La sicurezza e il benessere degli
abitanti erano quindi particolarmente legati alla tutela di argini e suolo,
ma con la decadenza dell'impero romano e le sue conseguenze, gli
insediamenti vennero man mano abbandonati; solo dopo il Mille le campagne
tornarono a popolarsi per merito delle nuove opere di bonifica, arginatura
dei corsi d'acqua, disboscamento, sistemazione delle strade. La chiesa fu demolita nel 1856 e
degli antichi, sacri edifici rimangono pochissime tracce. E' ricca di pregevoli opere d'arte: la più antica e interessante è un trittico ligneo su fondo oro del 1375, opera del Catarino: Cristo Crocifisso con al lati Maria e Giovanni; vi sono una pala di Sant'Antonio attribuita al veronese Cignaroli (1706-1770) e quattro belle tele di Santi d'autore ignoto; l'altare marmoreo è opera del Danieletti e questo lavoro fu causa di una vertenza giudiziaria durata anni per l'altissimo compenso preteso dallo scultore. Degno di nota è l'organo della
fine del '600. La frazione ha iniziato il suo sviluppo dagli anni Cinquanta. Il titolare della chiesa di Meianiga è Sant'Antonino d'Apamea, un giovane cristiano martirizzato in Siria; sembra che il sacro edificio esistesse già nel 1205, nel corso dei secoli fu più volte ristrutturato, come registrato nelle relazioni delle periodiche visite pastorali. All'inizio di questo secolo venne
considerato angusto e si diede inizio alla costruzione di una nuova chiesa,
su disegno del parroco; è a croce latina con tre navate, consacrata nel 1923
è stata completata con il campanile nel 1956. La comunità ebbe sistemazione
provvisoria in un grande magazzino della villa Lazara, proprietà dei Frati
Conventuali del Santo, fino a che, nel 1972, il modernissimo edificio
intitolato a San Bonaventura venne completato. La rinascimentale Villa Mocenigo, ora Riello, conserva i pavimenti alla veneziana originali e parte delle decorazioni che ornavano le sale; da ricordare anche Villa Ghedini, Villa Da Ponte sulla via omonima ai confini con Campodarsego, dalla grandiosa sala da ballo affrescata dal Croatto e recentemente restituita all'antico splendore grazie a un sapiente restauro, Villa Augusta a Bagnoli, in origine monastero dei Padri di San Rocco della Giudecca di Venezia, trasformato nel Settecento.
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